Pillole informative: il rischio di credito

14/06/2019

Uno dei problemi più frequenti che un’azienda, grande o piccola che sia, si trova ad affrontare nel corso della sua attività, è il rischio di credito. Tutte le imprese infatti hanno necessità di analizzare e affrontare in maniera approfondita questa tipologia di rischio. Se l’impresa è una banca, Il rischio di credito corrisponde alla probabilità che, nell’ambito di un’operazione creditizia, il debitore non assolva (anche solo in parte) all’obbligazione di restituire il capitale e gli interessi al creditore. Se invece parliamo di transazioni commerciali tra aziende private, il rischio di insolvenza deve essere valutato dall’impresa fornitrice quando concede una dilazione di pagamento, o un pagamento posticipato, ad un’altra impresa cliente. E si sa, le dilazioni di pagamento sono pericolose ma spesso sono una delle condizioni che portano alla firma di un contratto. 

Il problema dal punto di vista delle piccole e piccolissime imprese

 

Il 95% del tessuto produttivo italiano è formato da aziende medio piccole, e spesso il rischio di credito può causare seri problemi alla continuità aziendale. Avete mai considerato questo problema dal punto di vista del piccolo imprenditore? Non credo, perché una piccola azienda in crisi di liquidità a causa di un mancato pagamento, non è un problema sociale, è un problema individuale. Beh vi assicuro che dal punto di vista dell’imprenditore, questo problema assume tutto un altro aspetto.  La piccola e piccolissima impresa, nella maggior parte dei casi non è strutturata per gestire, prevedere ed affrontare il rischio di credito. Cosa succede in una piccola o media azienda quando ritardano o addirittura saltano i pagamenti concordati? Le conseguenze sono variabili in base allo stato di salute dell’azienda e ovviamente in relazione al “buco” che si è creato.

Immaginiamo una piccola azienda con pochi dipendenti e con un fatturato che si aggira sui 2 milioni di euro l’anno. Firma una commessa di 400.000 euro oltre iva, quindi una cifra non esorbitante, pari al 20% del fatturato annuo. Nel migliore dei casi su una commessa di questo genere, il margine operativo al netto dei costi, si aggira sul 15%. I contraenti si accordano per una dilazione di pagamento in base agli stati di avanzamento, ma qualcosa va storto. I pagamenti si bloccano e il nostro piccolo imprenditore deve gestire un problema invece che portare a casa il risultato sperato. In questi casi è opportuno attivare sicuramente un percorso giudiziario a tutela del credito, ma il piccolo imprenditore sa già che sarà lungo (molto lungo) e tortuoso. Nel frattempo deve risolvere i problemi di liquidità contingenti, ma in che modo? Poiché siamo ottimisti, descriviamo solo lo scenario a lieto fine.

 

La prima strada più immediata è quella di ritardare i pagamenti ai fornitori. Certo non è carino, ma è una operazione di liquidità praticamente a costo zero. A termine ovviamente, perché poi dopo un certo limite non è più possibile ritardare niente senza innescare meccanismi controproducenti. Un altro modo per autofinanziarsi a costo zero o quasi, è ritardare il pagamento delle imposte. Ritardare il pagamento dei contributi ai dipendenti è un reato, non conviene farlo. Ma ritardare il pagamento dell’IVA o delle imposte (e sottolineo ritardare di un po', non eluderlo o evaderlo), permette di tirare un po’ il fiato. Lo Stato è abbastanza flessibile su questo aspetto, concede dilazioni e se proprio si ritarda il pagamento di qualche mese applica interessi tutto sommato ragionevoli. Nel frattempo l’imprenditore è riuscito a recuperare qualche mese e se abbastanza fortunato, riesce a coprire il mancato pagamento della commessa in questione, con il frutto delle altre commesse. Ma non è sempre così. A volte non si riesce, quindi arriva il momento in cui i fornitori dovranno essere soddisfatti secondo le promesse e gli F24 dovranno essere pagati altrimenti si trasformano in cartelle esattoriali (orrore!!!!). Quindi l’imprenditore si reca in banca. Ammesso che le linee di credito siano utilizzate sempre correttamente, la banca deciderà se poter concedere nuova liquidità e con quali garanzie (e a quali costi soprattutto). Quindi l’imprenditore utilizzerà una linea di credito, magari a medio termine, per recuperare liquidità e risolvere il problema. Nel frattempo maledice il giorno in cui ha firmato il contratto, ovviamente, perché tutto questo procedimento alla fine, gli sta costando tempo e molti soldi. 

 

Come superare il problema?

 

La soluzione per evitare tutti questi problemi, sostanzialmente, è garantirsi e proteggersi contestualmente alla firma del contratto. Come farlo nel modo corretto? Certamente occorre scegliere lo strumento idoneo in base al contesto, ma non dimentichiamo che stiamo parlando di una piccola azienda, non di un big player. Senza dilungarmi sui vari strumenti esistenti, posso citare le fidejussioni, rilasciate da banche o assicurazioni. Oppure l’assicurazione del credito, che però dipende da tanti fattori relativi allo stato di salute dell’azienda richiedente e dell’azienda verso cui si assicura il credito commerciale. E sappiamo benissimo che i gruppi bancari e assicurativi non lavorano pro-bono, e nemmeno fanno favori sul rating. Però, c’è un però. Notiamo sempre più negli ultimi tempi, un trend di innovazione nel settore del credito, guardandolo nella sua prospettiva generale. Per esempio proliferano le APP rilasciate dagli sviluppatori, per gestire il proprio portafoglio elettronico virtuale. Oppure notiamo che anche i grandi gruppi bancari o assicurativi stanno proponendo assiduamente di utilizzare strumenti di pagamento elettronico di tipologia DEBIT (eh finalmente direi!!!!), che in parole semplici significa: se hai i soldi sul conto corrente o sulla carta prepagata puoi pagare, altrimenti no.

 

Ma la soluzione più efficace rimane sempre quella della prudenza operativa e dell’attenta valutazione dell’impatto economico finanziario che ogni transazione commerciale genera, affidandosi a professionisti esperti che possono veicolare al meglio il rapporto rischio/rendimento.

 

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