ancora alcuni spunti sulla gestione dei crediti commerciali
19/10/2018
Nell’ultimo contributo abbiamo accennato al tema del monitoraggio costante dei crediti commerciali (http://studioconsonni.eu/blog/la-gestione-dei-crediti-commerciali/) e di come gli stessi impattino notevolmente sulla gestione del cash flow, cioè del denaro, della liquidità prodotta o consumata dalla nostra impresa. Ed abbiamo analizzato l’importanza strutturale di un adeguato monitoraggio costante dell’area crediti. Le aziende più strutturate possono dotarsi di uno o più credit manager, tuttavia anche le aziende di dimensioni minori devono iniziare a porre le stesse attenzioni. Il rischio di credito generato dal portafoglio crediti commerciali rappresenta una delle cause principali che possono portare le aziende a gravi crisi di liquidità. E la crisi di liquidità finisce per impedire l’approvvigionamento di materie prime, e quindi di acquisire nuove commesse, oppure di rimborsare regolarmente le rate del finanziamento, o assolvere puntualmente gli impegni verso i dipendenti o verso lo Stato. E ognuno di questi elementi finisce per generare un ulteriore abbassamento del livello di disponibilità degli istituti di credito a concedere, o a mantenere, i finanziamenti e gli affidamenti, con un ulteriore avvitamento della spirale negativa.
La prevenzione e la gestione adeguata del rischio di credito commerciale ha assunto una rilevanza centrale nell’ambito del business, e prima viene implementato in azienda, meno rischi si correranno.
Un altro importante aspetto da tenere in considerazione, sempre in materia di rischi, è quello della concentrazione: con quanti clienti l’azienda intrattiene rapporti? Che percentuale del fatturato assorbono i primi 10 clienti? Ed i primi 3? Se uno di questi clienti dovesse improvvisamente dichiarare default (o concordato), che danno ne subirebbe l’impresa? Sarebbe in grado di proseguire? Sarebbe in grado di rimborsare la banca per le anticipazioni fatte sui crediti? E i fornitori? Dipendenti?
Sono certamente argomenti già trattati in altre sedi, non foss’altro perché spesso le banche pongono dei limiti ai portafogli sbf con concentrazioni oltre il 20/25% con ricevute su un determinato cliente/nominativo oppure hanno chiesto di avere un elenco dei clienti e del fatturato prodotto per ciascuno. Il motivo è che la banca, come dovrebbe fare ogni impresa, gradisce un maggior numero di clienti, frazionati, per importi inferiori, perché in questo modo gestisce meglio il rischio di perdite indirette e dirette, evitando che un nominativo metta a rischio l’intero rapporto. Ossia ciò che ogni azienda dovrebbe fare per meglio tutelarsi.
Un altro aspetto importante, sempre in questo ambito, è la durata della dilazione che viene concessa ai clienti. Non è assolutamente facile da attuare come strategia, ma è un obiettivo primario per ridurre i rischi.
Inoltre, di quanto scenderebbe il fabbisogno di affidamenti se l’azienda potesse incassare i crediti 30 giorni prima rispetto al termine attuale? A conti fatti, ridurre il termine di incasso da 90 a 60 giorni significa poter rinunciare a un terzo degli affidamenti per smobilizzo e, nel contempo, aver una rotazione del fido molto più veloce. Senza dimenticare che si riduce il rischio di credito del 33%, si può alleggerire il bilancio, ridurre gli investimenti in circolante, migliorare il rating.
Un altro fattore di rischio da monitorare con estrema attenzione è quello della qualità e concentrazione dal lato fornitori: da quanti fornitori dipende l’impresa? Per quali importi? Di che qualità sono i fornitori utilizzati? Ci sono settori nei quali non si può prescindere dalla concentrazione, altri in cui sarebbe bene evitare di esporsi al rischio di appoggiarsi troppo pesantemente a pochi fornitori, almeno per le risorse chiave dell’impresa. Inoltre, anche in questo ambito, le aziende più grandi o dotate di sistemi di qualità, svolgono tutta una serie di verifiche e di audit anche sui fornitori, oltre che sui clienti, e questo permette di valutare tutta una ulteriore serie di aspetti qualitativi e di rischio proprio dell’attività svolta.
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