Dall’Eba arriva l’ok Ue sui criteri di Basilea 4

26/04/2017

Riporto per intero un articolo odierno del Sole24ore, per far capire a chi ancora non si fosse reso conto del cambiamento in atto nelle banche italiane - anche di medie dimensioni - territoriali come si diceva nelle assemblee delle popolari - che spingerà sempre di più verso regole e canali rigidi e di difficoltoso dialogo con le PMI italiane. Diventa quindi fondamentale un approccio pragmatico, improntato sulla preparazione al dialogo con la banca ma anche all'adozione di criteri aziendali di finanza che finora vengono lasciati in disparte ma che costituiranno il futuro dei rapporti di credito e finanziabilità.
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La European Banking Authority (Eba) si schiera con la Commissione europea sull’opportunità di adeguare la legislazione Ue sui requisiti patrimoniali e sulla risoluzione ai recenti accordi sugli standard internazionali concordati di recente al Comitato di Basilea. Non solo: l’Eba si propone come «guardiano» degli accordi, chiedendo un mandato per verificarne l’applicazione e monitorarne le conseguenze. Lo ha dichiarato ieri Andrea Enria, presidente dell’Eba, nella sua audizione alla Commissione affari economici e monetari del Parlamento europeo. «Se tali proposte saranno mantenute, sarebbe importante introdurre dei mandati per l’Eba per monitorarne gli effetti e assicurare una coerente e rigorosa applicazione delle esenzioni previste», ha detto Enria. L’obiettivo è garantire il rispetto uniforme degli standard ma evitare un “accanimento regolatorio” tenendo sempre conto della proporzionalità nella loro attuazione. Il presidente dell’Eba ha anche ribadito che invece di un mosaico di soluzioni nazionali serve un approccio coordinato a livello europeo per gestire i crediti deteriorati delle banche, tornando a insistere sulla proposta che aveva avanzato di un veicolo unico che si occupi dei non performing loans (Npl) che «continuano a pesare sull’economia Ue». 
«La proposta è stata elaborata tenendo conto del pieno rispetto delle norme della risoluzione e rende coerente il mercato unico - ha sottolineato Enria – .È urgente un’azione in tale direzione e noi abbiamo tutti gli strumenti per agire sotto supervisione europea assicurando che il regime di gestione delle crisi definito dalle norme della risoluzione mantenga efficacia e credibilità». Si tratterebbe di usare «il concetto di ricapitalizzazione preventiva», ha spiegato Enria, che prevede l’uso di fondi pubblici tramite una società di asset management (Amc) europea. «Ho proposto di mettere in piedi una Amc europea o di sviluppare un modello europeo per Amc nazionali per superare i fallimenti del mercato e assicurare una rapida risoluzione al problema dei Npl» ha detto. Nonostante il lento miglioramento della situazione patrimoniale delle banche Ue, infatti, i crediti deteriorati rappresentano ancora il 10% del totale per un terzo delle banche Ue. L’Eba concorda pienamente con la Banking resolution recovery directive (Brrd) che introduce un regime armonizzato per gestire le crisi bancarie e prevede il rifinanziamento attraverso il bail-in, previa condivisione degli oneri con gli azionisti e depositanti. L’Eba sostiene «con forza l’approccio della Brrd alla gestione della crisi, che si allontana dal bail-out con i soldi dei contribuenti a favore dell’internalizzazione delle perdite attraverso il bail-in degli investitori privati», ha dichiarato Enria.
Nella sua audizione alla Commissione dell’Europarlamento ieri, la presidente del consiglio di supervisione bancaria Danièle Nouy ha detto che i supervisori devono avere gli strumenti e i poteri necessari per intervenire quando è necessario. Un’armonizzazione più rapida sarebbe opportuna, ha sottolineato: «Vigilare le banche soggette a 19 diversi regimi legali rende il nostro lavoro più difficile, aumenta i costi della supervisione e ostacola l’integrazione finanziaria».
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